Misericordia di Catania
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Sant'Agata 2004: testimonianza di una tragedia
Sant'Agata e la sua festa, i catanesi, le conoscono tutti. Per chi ignori usi e costumi della principale festa di Catania, si consiglia di visitare
Anche quest'anno 2004, la Misericordia di Catania, ha partecipato con uomini e mezzi all'assistenza sanitaria in occasione delle festività agatine. Come si sa, il clou dei festeggiamenti viene raggiunto in occasione della processione del 5 febbraio, che ha inizio nel pomeriggio per concludersi la mattina dopo, ormai da alcuni anni, non prima delle 7.30 - 8.00.
Quella notte la nostra squadra era composta da tre persone con un automezzo: Antonio Graziano, Michele Calì e Pietro Caruso, i nomi dei componenti. L'automezzo era la C5. La squadra montò alle 22.00 quella sera e seguì la processione spostandosi via via dal viale XX ettembre a salire verso la Piazza Cavour per poi ridiscendere verso il basso e posizionarsi, verso le 6.00 del giorno 6 febbraio, in Via Manzoni, all'angolo con la Via A. di Sangiuliano, dal lato della Questura. Si attendeva la famosissima "acchianata di sanciulianu" (la salita di Sangiuliano), quando la vara (il carro che trasporta le reliquie della santa, del peso di svariate tonnellate), trainata dai devoti con i due cordoni (lunghi qualche centinaio di metri), affronta la ripida salita della Via A. di Sangiuliano a corsa.
La nostra squadra era in una posizione strategica per gli eventuali interventi. Quando, alle 7.30, i devoti stanchi, sfibrati e in preda al sonno, iniziarono la corsa, ciò che accadde qualche istante dopo fu la logica conseguenza. Poco sotto la metà dei cordoni, alcuni devoti caddero, gli altri da dietro, in corsa, montarono loro addosso calpestandoli. La corsa venne fermata in tempo e tra urla di dolore e la folla impazzita, entrammo in azione istantaneamente. La scena era raccapricciante: un ammasso di corpi incastrati l'uno con l'altro, la gente che chiamava da tutte le parti, spintoni, urla e isteria generale.

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Noi eravamo in primissima linea e demmo subito, via radio, l'allarme alla sala operativa comunale. Nel frattempo arrivavano i primi feriti, tra cui lo sfortunato Roberto Calì, 22 anni, che per il violento trauma addominale da schiacciamento riportato (che causò la rottura del fegato con la violenta emorragia conseguente), sarebbe spirato alcune ore dopo. La nostra C5 divenne punto di triage e di primo soccorso: due feriti erano dentro e altri quattro erano fuori. La dottoressa della Polizia di Stato e i dottori della Croce Rossa, somministravano le prime cure, mentre le altre ambulanze delle altre misericordie accorse sul posto, iniziavano a trasportare via i feriti.

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L'ultimo ferito, alla fine, lo portammo via noi, tra gli applausi della gente che era rimasta spettatrice del dramma. Arrivati al Pronto Soccorso del Cannizzaro e consegnato l'infortunato ai medici del pronto soccorso, scoppiammo a piangere.
Di quella tragedia le uniche foto sono quelle pubblicate dal quotidiano locale La Sicilia. Una mostra i corpi schiacciati l'uno sull'altro e l'altra mostra il triage improvvisato presso la nostra ambulanza: si notano il medico della Polizia di Stato, il nostro Antonio Graziano chino sul ferito adagiato sulla barella a cucchiaio di spalle e un altro volontario di un'altra Misericordia accanto allo sportello della nostra ambulanza.
La Tango 10 (questo il nome in codice della nostra squadra), per la cronaca tornò in servizio presso la processione, verso le 8.30, fino alla fine (le 12.00 circa).